SB8 K (1999) / SB8 Santamonica (1998-2006) / SB8 K Gobert

SB8 K - Santamonica - K Gobert

Costruttore: Flag of Italy.svg Bimota

Tipo: Stradale sportiva

La SB8 è una motocicletta stradale sportiva realizzata dalla Bimota dal 1998 al 2006.

La SB8 viene presentata al Salone della Moto a Milano nel 1997 e nella versione originale è denominata SB8R. Questa motocicletta è stata progettata intorno al motore bicilindrico a 90° della Suzuki TL 1000R. In seguito vengono lanciate la SB8R Special e la SB8K, ma nel 2000 la Bimota dichiarò il fallimento e la produzione venne interrotta. Quando l'azienda fu riaperta dai nuovi proprietari nel 2003, si decise di ripartire da ciò che era già in magazzino: vennero così lanciate nel 2004 le SB8K Gobert e SB8K Santamonica, versioni speciali dotate di una ricercata componentistica.

La SB8 ha un particolare telaio composito formato da due sezioni di diverso materiale. La sezione superiore che parte dal cannotto di sterzo è di alluminio e formata da due travi lineari che fasciano lateralmente la parte alta del motore, uniti da una traversa anch'essa in alluminio (che serve a supportare l'attacco del monoammortizzatore) e che si collegano a due strutture scatolate in fibra di carbonio poste all'altezza del perno del forcellone: questa soluzione garantisce pesi ridotti ed elevata rigidità.

Il motore giapponese fu dotato di un impianto di alimentazione a iniezione elettronica (prodotto dalla Marelli) diverso da quello montato di serie sulla moto donatrice e caratterizzato da corpi farfallati maggiorati da 59 mm anziché 52 mm.

La Bimota SB8K portata in gara da Anthony Gobert.

Nel 2000 la casa riminese ne allestisce una versione più spinta denominata SB8K, con aerodinamica affinata e motore leggermente potenziato, e ne pianifica la costruzione in 150 esemplari, cioè la produzione minima richiesta dalla FIM per consentire alla Bimota di impegnarsi nel campionato mondiale Superbike. Nella gara australiana del 2000 svoltasi sul circuito australiano di Phillip Island in particolari condizioni meteorologiche, l'esperto pilota locale Anthony Gobert (proveniente dall'AMA Superbike) ottiene la prima e unica vittoria per questa moto alla seconda gara a cui veniva iscritta, grazie ad una azzeccata scelta di pneumatici e a una impeccabile condotta di gara, su una moto che non era stata idoneamente sviluppata a causa di un ridotto ammontare di collaudi pre-campionato. Con questa affermazione la Bimota ritorna alla vittoria nel mondiale Superbike a distanza di 11 anni dall'ultimo successo di Giancarlo Falappa al Paul Ricard nel 1989 con la Bimota YB4EI.

Prezzo: 39.000.000 di lire per la SB8R che diventano 41.400.000 per la special differente per alcuni particolari ancora più racing. Le Bimota sono costruite in serie limitata, utilizzano materiali pregiatissimi, molti particolari sono spesso ricavati dal pieno o lavorati a mano.

Su Bimota SB8R è bandita la plastica, la moto è costruita al 60% in carbonio (utilizzato dal più piccolo particolare fino al telaio), probabilmente molte moto da competizione non arrivano a una percentuale così alta di questo pregiato intreccio di fibre. Dove carbonio non c'è, ci sono solo alluminio o leghe aeronautiche.

La SB8R è l'ottava Bimota della storia ad utilizzare un motore Suzuki. Si tratta del bicilindrico da 996 cc che equipaggia la TL 1000 R, opportunamente rivisto dai tecnici riminesi per aumentarne ulteriormente le già esuberanti prestazioni. L'intervento più importante riguarda senza dubbio l'impianto di alimentazione, costruito interamente in casa dai tecnici di Rimini in collaborazione con Weber-Marelli. Ora il twin di Hamamatsu "respira" attraverso due corpi farfallati da ben 59 mm di diametro che alimentano due iniettori per cilindro. La cassa filtro è a sua volta approvvigionata d'aria da due prese dinamiche sul cupolino.

La curvatura dei collettori è realizzata interamente a mano e i silenziatori Arrows di alluminio (ma nel kit ci sono anche quelli in carbonio più aperti) riempiono la zona sotto la sella. Il risultato ottenuto sono i 134 cavalli alla ruota (10 in più del motore originale) che Bimota dichiara in cartella stampa anche se in realtà non è difficile tirare fuori ancora qualcosa in più dal bicilindrico, semplicemente riprogrammando la centralina.

Questo motore, quindi, si può personalizzare nell'erogazione della potenza proprio come si fa su una vera moto da corsa.

Il peso è di 165 chilogrammi a secco, che diventano 193 in ordine di inoltre, anche la ciclistica può essere "settata" a piacimento. Molte le  regolazioni della forcella, una Paioli a steli rovesciati da 46 mm, e del monoammortizzatore. È interessante segnalare l'inclinazione del cannotto variabile da 23 a 24 gradi a seconda che si voglia più maneggevolezza o stabilità.

Il telaio è il punto forte di questa moto, anche esteticamente. Per ovviare al carico di peso posteriore tipico dei motori bicilindrici a V, in Bimota hanno realizzato le piastre in carbonio. Imbullonate alle due putrellone di alluminio, chiudono il collegamento diretto tra forcellone e cannotto di sterzo. Tutto per ottenere una distribuzione dei pesi ideale, 51% davanti e 49% dietro, cui contribuiscono persino il posizionamento di batteria e ammortizzatore, quest'ultimo lavora in posizione orizzontale praticamente a fianco del cilindro posteriore, la rotazione del motore di sei gradi e la misura speciale del pneumatico anteriore da 120/65 che Michelin ha fatto debuttare proprio sulla SB8R.

La SB8 è davvero una bella moto. Da qualsiasi parte la si guardi traspare un'impronta smaccatamente racing. Bella e cattiva la parte frontale con il cupolino proiettato in avanti, il faro sdoppiato e le due "bocche" dell'aspirazione. Bella la posteriore con i due scarichi alti, bello quel senso di vuoto che c'è tra la ruota posteriore e la sella.

Belle, infine, le trasparenze che lasciano a vista ampie superfici di carbonio, altrimenti nascoste dalla classica verniciatura bianca rossa. La versione Special, tutta nera, è ancora più cattiva. Vista di fianco la SB8R sembra un po' lunga, colpa del cupolino, ma poi si scopre che l'interasse è di 1390 mm, 5 in meno della Yamaha R1 e ottenuto tra l'altro con un bicilindrico a V nel telaio. Non c'è che dire a Rimini hanno fatto davvero un lavoro eccezionale. Non resta che provarla.

MECCANICA

  • Motore: a 4 tempi bicilindrico a V di 90° 
  • Distribuzione: bialbero in testa, quattro valvole per cilindro 
  • Raffreddamento: a liquido 
  • Alesaggio x Corsa: 98x66 mm 
  • Cilindrata: 996 cc 
  • Rapporto di compressione: 11,3:1 
  • Alimentazione: iniezione elettronica indiretta Weber Marelli due iniettori per cilindro 
  • Trasmissione primaria: ingranaggi a denti dritti 
  • Trasmissione finale: a catena 
  • Frizione: multidisco in bagno d'olio con comando idraulico 
  • Cambio: a sei rapporti 
  • Accensione: elettronica

CICLISTICA

  • Telaio: doppio trave in alluminio-carbonio 
  • Sospensione anteriore: forcella a steli rovesciati Paioli da 46 mm 
  • Sospensione posteriore: forcellone in Anticodal con monoammortizzatore Ohlins 
  • Freno anteriore: a doppio disco Brembo diam. 320 mm con pinze a quattro pistoncini differenziati
  • Freno posteriore: a disco Brembo diam. 230 mm con pinza a doppio pistonicino 
  • Ruote: in alluminio Pneumatici ant./post.: 120/65-ZR17 180/55-ZR17 (in alternativa anche 120/70 120/60 190/50)

PRESTAZIONI DICHIARATE 

  • Potenza max: 136 cv alla ruota a 10000 giri 
  • Velocità max: n.d.

DIMENSIONI

  • Lungh./Largh.: 2100/860 mm 
  • Interasse: 1390 mm
  • Peso a secco: 165 kg 
  • Capacità serbatoio: 20 litri
  • Prezzo: 39.000.000 (41.400.000 versione special)

Catalogo Ricambi

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